martedì 6 dicembre 2011

E' una questione di onestà

In una settimana ho perso tre chili, e non è che ne avessi di scorta...
Lavorare stanca, scrivere stanca moltissimo, almeno me. Perché ciò che scrivo mi piaccia deve essere vero, autentico. E con questo non voglio dire che io non possa scrivere che gli sposi si sono incontrati per la prima volta mentre sorvolavano Urano, ma che quando descrivo i loro sguardi che si incontrano; l'emozione di un ragazzo nello sfiorare la mano della ragazza che desidera... questi sentimenti devono essere veri e reali e concreti come una forma di pane. E vere e sincere devono essere le pose, gli atteggiamenti, i gesti. Scrivere, per me, è rigore e disciplina. Un passo ben scritto è un momento in cui l'autore ha saputo dominare la penna che gli scorreva tra le mani scrivendo si accasciò sulla sedia; era una notte tempestosa; spiccarono il volo; ma si è chiesto 'Si è accasciato su quella sedia?' O piuttosto si è abbandonato? Era una notte tempestosa o non piuttosto una notte cupa, fredda, un buio ostile? Le frasi fatte sono il fast-food della scrittura. E con questo non voglio dire di aver scritto chissà quali immortali capolavori della letteratura, posso solo dire con orgoglio che ogni parola, ogni frase è stata onesta. Il risultato di un lavoro paziente, faticoso e anche doloroso di introspezione.

Non c'è lavoro più bello

Non c'è lavoro più edificante che l'essere immersi per settimane nell'affetto che due persone provano l'uno per l'altra, nell'amicizia di chi li circonda e scrivere... scrivere... scrivere... di tutto questo. 
Dar voce ai sentimenti, a quelli non espressi. Dar modo a un'emozione di venire allo scoperto. 
Portare li stessi protagonisti di questa avventura a guardare a sé stessi con rinnovata curiosità e profondità emotiva: prenderli per mano e mostrargli anche solo un piccolo aspetto di ciò che rappresentano agli occhi di chi li ama.
E poi: accorgersi che di fronte al tentativo di contenere una vita affettiva in un libro, si è aperta una stagione di riflessioni e ricordi, che è stato per noi, se non grazie a noi, che improvvisamente un fiume di memorie e affetti, ha iniziato a ingrossarsi, a uscire dagli argini, a straripare dalle conversazioni, dalle mail, e si è fatto emozione vibrante.
Non c'è lavoro più gratificante che, alla fine di tutto questo, essere ringraziati con commozione e salutarsi alla fine di una 'commessa' con un A presto!
 

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