La forma ‘descrittiva’ - uno stile neutro che,
grazie all'uso del presente storico, conferisce vividezza e immediatezza
al racconto
Luca ha scelto un giorno speciale per
il suo matrimonio con Barbara, il 21 marzo, il primo giorno di
primavera. Ma non appare affatto primaverile questa mattinata.
Già al risveglio i due futuri
sposi devono aver puntato il viso al cielo ritraendolo avviliti. Il
cielo è plumbeo e le nuvole sembrano gonfie di pioggia, ma
ancora lontane a coronare i colli, laggiù, in fondo alla via
Nomentana.
Nel piccolo giardino che circonda la
basilica di Santa Agnese invece due damigelle e un bimbo di appena
due anni si inseguono provando le scarpe nuove e scricchiolanti sulla
ghiaia. Gli invitati alla cerimonia si incontrano fuori, nella
stretta via adiacente alla chiesa, e si attardano nel piacere di
ritrovarsi. Poi come in una lenta danza amici e parenti raggiungono
lo sposo e se ne separano per riunirsi in piccoli gruppi accostandosi
alla facciata austera della chiesa che si accende così dei
toni festosi degli abiti da cerimonia.
Intorno a Luca gli amici storici
sembrano disporsi in un picchetto d’onore per lo sposo: Enrico,
Giovanni e Fabrizio e poi il fratello Francesco che fa la spola tra i
parenti. Un quartetto di giovani uomini in abito scuro, al centro dei
quali Luca sorridente e teso offre tutta la disinvoltura e
l’attenzione di cui è capace, interessandosi alle allegre
trovate dei compagni e salutando con una parola grata ogni amico e
parente che si avvicini. Eppure, indietreggiando sui talloni, lancia
più volte lo sguardo oltre le spalle di Giovanni che rivolge
la schiena al cancello.
Sono passate le undici, da qualche
minuto, ed è uno solo il pensiero che sfiora le menti di
tutti, riecheggiato dal suono di un cellulare che viene riacceso,
dallo sfregare di un cinturino, dallo sguardo sempre più
sfuggente dello sposo; ed infine da una bambina che tirando la manica
del padre chiede lamentosamente: Ma quand’è che arriva la
zia?
E le nuvole pure devono chiederselo,
loro però non sanno aspettare, né son curiose come
quella bimba di vedere la sposa scendere dalla macchina e mostrarsi
nel suo bel vestito candido. Impietosamente piove. Le madri
richiamano i bambini e infine gli invitati entrano sparutamente in
chiesa guardando fino all’ultimo in direzione del cancello aperto,
ma nulla appare.
Dentro l’ampia navata centrale li
accoglie una luce calda e dorata, ogni banco è decorato con un
piccolo bouquet di camelie e gelsomino invernale da cui ricadono
rametti di edera e nastri che scendendo disegnano dei nodi lungo il
bordo degli schienali. I bimbi vi si intrecciano le dita mentre
siedono svogliatamente.
Lo sposo procede avanti, accompagnato
dai genitori e dai testimoni e prende il suo posto. Rimane in piedi,
in attesa, torcendo il polso sul rigido polsino dai gemelli cerchiati
o sfiorando il risvolto della giacca grigia.
E la pioggia tutt’un tratto cessa:
come avesse voluto invitare amici e parenti ad attendere all’interno
la sposa. Nel giardino si leva un aroma umido e fresco di erba
bagnata, dalle navate risponde il profumo del gelsomino unito al
penetrante incenso dell’antica basilica.
Dopo pochi momenti le ruote di una
macchina frenano sul piazzale e i più impazienti, i più
curiosi, rimasti vicino al portale subito si affacciano a vedere
l’arrivo della sposa. Gli amici fanno lo stesso accalcandosi
attorno ai bei bassorilievi intarsiati per l’occasione di freschi
fiori e di tralci.
Vincenzo apre la portiera e porge la
mano a sua figlia mentre tiene alto un ombrello a proteggerla dalle
ultime gocce che ricadono dalle foglie dei tigli. Barbara esce dalla
macchina, chinando appena il capo per trattenere con una mano gli
orli della gonna, mentre con l’altra accosta al petto il bouquet
odoroso di fresie, mughetti e candide camelie composte in un mazzo
ricadente di gelsomini ed edera. Poi alza lo sguardo e sorride
chiedendo scusa per il ritardo: aveva dimenticato da qualche parte,
chissà dove, gli orecchini. E tutto questo non sarebbe proprio
potuto iniziare senza quel paio di orecchini di perla, nella cui
ricerca Barbara ha concentrato la sua ansia per un passo che, anche
per chi vi giunga così convintamente innamorato, può
stringere il petto, opprimere per un istante il respiro.
Ma Barbara sa poi riprendere bene il
fiato e non smarrirsi ricordando gli occhi e le mani di colui che
l’aspetta. E cercando quelle conferme la sposa entra in chiesa.
La navata si apre davanti a lei. Gli
invitati si girano tutti ad ammirarla, a fotografarla, a farle un
cenno, un saluto. La musica accompagna la sua passeggiata che vuole
essere solenne. Ma lei non guarda, non sente. E cammina con una
leggerezza e una morbidezza così innaturale pensando alle
lunghe vesti, al tappeto scuro, all’edera che sfiora l’ampia
gonna trattenendola appena.
Il padre le sussurra ancora qualcosa
all’orecchio e lei inclina il volto nella sua direzione, ma non
muta il suo sorriso che, da quando ha incontrato quello di Luca,
parla a lui solo. Infine Vincenzo si scosta dal suo fianco e lei pare
scuotersi e risvegliarsi, abbraccia il padre in uno sguardo intenso e
lui la ricambia volgendole il braccio attorno alle spalle. Sciolto
l’abbraccio, Barbara si avvicina a Luca. E Luca le apre tutta la
sua gioia in un sorriso largo e felice che le scalda l’anima.
Siamo noi due, siamo qui
Si prendono per mano e siedono
davanti al sacerdote...