Non è facile. Non è affatto facile, permettetemi di dirlo. Un conto è saper descrivere un bel tramonto, il sorriso estatico di un innamorato, lo scorrere di un velo lungo la navata di una chiesa... quando sei lì, presente. Un conto è saper rendere la storia d'amore di una coppia, quando gli amici o nella migliore delle ipotesi, almeno uno dei personaggi coinvolti te la può solo raccontare. Non hai la libertà di creare immagini a partire dai tuoi ricordi, non hai la libertà di giocare con la fantasia. Devi costruire qualcosa di verosimile a partire da una manciata di aneddoti. Puoi puntare, bluffare, sperare di aver ricostruito un episodio realmente avvenuto. Ma ciò che realmente è immaginabile è solo ciò che è prevedibile, e in quanto tale, banale e inutile ai fini narrativi.
Si prosegue per tentativi.
Intanto, dimidiata tra gli amici che desideravano una prosa giocosa e ridanciana e lo sposo, che mi sembrava compreso di un suo proprio spirito romantico e lirico, sto ceracndo il mio passo. Quello che mi è più congeniale. Forse gli sposi non ne emergeranno come eroi di un romanzo ottocentesco, ma non adotterò neanche uno stile comico che possa tra qualche mese o anno risultare stantìo. Forse cercherò con una voce narrante la complicità del lettore, proverò a tenermi sul filo della narrazione al presente... quello che è certo è che, avendo conosciuto i destinatari del libretto, credo che ormai il loro interesse sia il mio. E il mio è certamente quello di godermela mentre scrivo sperando che il piacere che dà a me scrivere torni poi in piacere per chi legge.
Alla prossima!

Nessun commento:
Posta un commento