La forma ‘diaristica’ dal punto di vista dell’event reporter - uno stile attuale e partecipe
Questa mattina, di buon ora,
accompagno Barbara nella scelta del vestito da sposa. Ci incontriamo
in strada e come speravo è la mamma ad accompagnarla. Piove a
dirotto e sembriamo tutte e tre molto molto lontane dall’immagine
che ci rimandano le modelle che sfilano sul monitor dell’atelier.
L’euforia però non manca e Barbara, da sotto l’ombrello,
lancia occhiate alla vetrina del negozio ancora chiuso che ricordano
in tutto e per tutto quelle di una bambina di fronte ad una
pasticceria. Non riesco a capire se abbia o meno un’idea precisa
del vestito che vuole indossare. Nell’attesa entriamo in un caffé
e ho modo di scoprire, sotto l’ombrello, gli occhi scuri e belli di
Lucia, che si presenta senza affettazione.
Piacere, sono la madre della sposa.
Già, ma la madre della sposa
può essere tutto e niente, signora, può essere lo
scoglio che due ragazzi devono aver aggirato a largo, può
essere l’amica e la complice di sua figlia, può essere la
regola, il giudice e l’assoluzione. Può essere la forza. E
Lucia è la forza. Lucia mi regala un sorriso intelligente
mentre mi porge la mano. Capisco che sono ospite nella sua casa.
Capisco che i suoi occhi hanno tante storie da raccontare. Ne saprò
alcune, forse, di qualcuna potrò dire; ma l’impressione con
cui ci siamo lasciate è che Barbara e i suoi fratelli possano
contare su una madre che ha imparato a resistere ai colpi della
fortuna, che sa affrontarli senza piegar la testa, che molto può
compredere e molto sopportare, che lì starà per loro,
in ogni tempo.
Mentre cerco di registrare nella mia
memoria le impressioni di questo primo incontro, vedo con la coda
dell’occhio che Barbara ci saluta appena con un cenno, si avvicina
alla vetrina. Ed entra...

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