giovedì 27 ottobre 2011

Il vestito

La forma ‘narrativa’- uno stile più formale che fissa nel passato remoto il racconto storicizzandolo

 Riuscire a scrollarsi di dosso una piovosa mattina di inizio novembre, scuotere via con l’impermeabile bagnato le preoccupazioni del lavoro e riscoprire, sotto il pullover, il velo di una dorata abbronzatura. In pochi momenti quella che sembrava una mattina di commissioni stretta tra un’incombenza ed un’altra si trasformò in un’esperienza di gioia quasi infantile e di spensieratezza.
Solo Barbara in cuor suo sa quante volte ha ripercorso nella mente un lungo guardaroba pieno di vestiti, quante volte da bambina ha sognato di passare la mano su un tulle candido, sull’organza avorio, di inanellare le dita con roselline a ricamo e poi dire: È questo! Così, forse nel ricordo di un gioco giocato tra bambine, si avvicinò alla fila di vestiti appesi. Si fermò ad una qualche distanza percorrendoli con lo sguardo, forse con la paura che scomparissero al contatto: che quei soffici rigonfiamenti di tessuto leggerissimo, Puf!, toccati, svanissero come bolle di sapone. Come un sogno sognato ad occhi aperti.
Rimase per poco titubante però; dopo qualche metro si soffermò davanti ad una sezione di vestiti di candido mikado; lisci; semplici, stretti tra tessuti rigidi e ritorti, tra vesti di crêpe de georgette e fiocchi di chiffon, tra applicazioni e pizzo Chantilly. Si voltò radiosa e certamente dovette pensare: È questo!
Le mani esperte della sarta estrassero quello che sarebbe stato Il vestito di Barbara. A vederlo lì, sulla sua stampella, appeso davanti allo specchio dell’ampio armadio dell’atelier così esuberante di colori e matasse di tessuti ricchi e operati, sembrava spoglio, sobrio, quasi severo.
La sarta, attenta a cogliere la lieve delusione negli occhi della madre della sposa, dopo aver lasciato che Barbara facesse la sua scelta iniziò a proporle i propri modelli, quelli che più dovevano valorizzare il fisico di lei. Ma forse non il temperamento. Al vestito stile redingote scelto dalla sposa, si aggiunsero due abiti con corpino in pizzo e ampia gonna in satin, un terzo color champagne con una gonna tulipano a balze sovrapposte... Barbara docilmente provò e riprovò, entrando e uscendo dal salottino con un’aria neutra e noncurante, lisciandosi le pieghe della gonna senza trascurare di guardarsi negli specchi che ne restituivano l’immagine di profilo; ma quando alla fine indossò il Suo vestito, per la prima volta le altre signore presenti tacquero e dovettero riconoscere che la sposa aveva già scelto il vestito con cui sarebbe giunta all’altare.
Barbara uscendo dal camerino apparve da subito più serena in quell’abito; il taglio austero delle spalline era addolcito da uno scollo ampio e morbido percorso da una doppia fila di perle, la vita alta la slanciava mentre il tessuto aderiva al busto allargandosi sui fianchi per cadere poi in morbide pieghe dai riflessi candidi nella lunga gonna. Sulle spalle gentili una dolce organza di seta disegnava le morbide maniche. Barbara era perfetta. Il suo sorriso, gli occhi e i capelli scuri, l’incarnato caldo e ambrato... un’intera seduta di trucco non avrebbe saputo regalarle un aspetto più luminoso.
Una grande signora della moda un giorno disse: Vesti male e ricorderanno l'abito, vesti impeccabilmente e ricorderanno la persona. Barbara scegliendo per sé un vestito dal taglio semplice e dal colore immacolato, ha esaltato il suo carattere, ha lasciato parlare il proprio modo di essere e interpretare il matrimonio. Ha dimostrato che quello che intendeva celebrare era l’unione di due anime, la scelta della propria vita, non una festa o una parata in cui esibire il suo bel corpo o un vestito immaginifico.
La sposa sorrise tacendo alla stilista e alla sarta che solo allora sì girò a raccogliere il punta spilli per segnare i piccoli ritocchi da appuntare al vestito...

Nessun commento:

Posta un commento

 

Template by Best Web Hosting